PERCHÉ NON INSEGNO ON LINE

I corsi di scrittura narrativa di cui di solito mi occupo si basano da sempre sull’idea di creare piccole comunità temporanee interessate ai libri e alle parole, qualcosa di forte e impalpabile, difficile, almeno per me, da vivere in assenza di una geografia

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Michele Marziani sulla scale della propria abitazione, luogo dei workshop Tre scrittori sul comò (foto di Davide Dutto)

Ormai è certo, non si terrà nessuno dei laboratori e dei worskshop di scrittura narrativa che mi avrebbero visto insegnare nell’anno accademico 2020/2021. Né quello di Milano, né quello brevissimo di Rimini, né Tre scrittori sul comò.

In tanti mi domandano perché non riconverto on line il mio insegnamento. C’è chi me lo chiede perché vorrebbe comunque avere una guida verso un percorso di scrittura e chi si preoccupa della mia sopravvivenza. Ringrazio moltissimo entrambi, in particolare questi ultimi: me la caverò, stringeremo la cinghia ma ce la caveremo in tanti. Credo ci siano ancora, per fortuna, i margini per cavarsela. Finché ci saranno lettori di libri andrà bene.

Per gli altri, quelli che vorrebbero un percorso da seguire ho solo un consiglio: usate il tempo destinato a imparare a leggere buoni libri e poi scrivete, cercate dentro di voi la strada. È più difficile per qualcuno, ma insistendo si trova. Quanto ai libri da leggere chi vuole un elenco mi scriva, rispondo sempre volentieri.

Ma perché non insegni on line? Un po’ perché credo molto in quello che disse il filosofo Giorgio Agamben la primavera scorsa. L’ha detto forse con toni un po’ troppo alti, apodittici, ma la sostanza meriterebbe una riflessione più profonda.

Chi mi conosce sa quanto sia legato alla rete, a Internet, sin dai suoi esordi. Quindi non sono contrario all’insegnamento on line perché ostile al mezzo, anzi credo nel mezzo come un grande creatore di relazioni altrimenti impossibili.

Penso però che la scrittura narrativa in quanto tale non si insegna perché è composta dal sapere scrivere (ovvero dalle regole grammaticali e sintattiche della lingua che abbiamo imparato a scuola) e dal talento che non si può insegnare, al massimo si può coltivare. Le regole della scrittura, quelle apprese a scuola, si possono insegnare, come si insegna qualunque tecnica e possono essere oggetto di una didattica, anche on line. Tutto il resto non può essere oggetto di una didattica, ma di un percorso dove ognuno è l’artefice del proprio risultato. Mi permetto una parola antica e non del tutto appropriata: può essere oggetto di una pedagogia, ovvero condurre il bambino che è in noi a conquistare un nuovo spazio, quello della scrittura.

Tutto questo richiede, per quel che mi riguarda, la creazione di una comunità temporanea di scrittori, qualcosa che si può fare solo insieme, guardandosi negli occhi, toccandosi se occorre. Una vera e forte comunità on line — senza una geografia sulla quale poggiare — è difficile da costruire. O, diciamo, io non sono in grado di animarla. Per questo mi fermo.

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